lunedì 26 settembre 2011

Bad Habits del Make-Up (A Sad Story)


Buonasera miei cari lettori. Probabilmente se siete uomini di questo post vi importerà poco o niente visto che tratterà di trucco. Ho deciso di stilare una mia personale lista degli errori/orrori più comuni che si vedono in giro, in modo da fornire uno spunto alle persone che mi seguono (ammesso che ce ne siano) per non farlì più. O per limitarli.

Ready?

1) Prima e incontrastata regola del make-up: se non siete capaci è meglio che non vi trucchiate affatto. O meglio, è preferibile optare per qualcosa di semplice, invece di fare dei gran pastoni che rischiano solo di farvi somigliare alla versione farinosa di Moira Orfei. Purtroppo non siamo tutte make-up artist e dobbiamo accettare (a malincuore) questo dato di fatto.

2) Non comprate trucchi a casaccio. Considerate sempre il vostro stile, i vostri toni naturali e la vostra età! Dai, il bianco col glitter va bene massimo fino ai 13 anni ;)

3) Non inventate mai dei look troppo azzardati proprio prima di uscire! Fate sempre una prova per testare le vostre capacità!

4) Non abbinate MAI E POI MAI il colore dell'ombretto a quello del maglione! O meglio, evitate il tono su tono. Ombretto azzurro+maglione azzurro = effetto puffo.

5) Sfumate l'ombretto in qualsiasi modo, ma sfumatelo. Insomma, l'ombretto spalmato su tutta la palpebra si addice solo al teatro di Molière, quindi mettetelo da parte. E lo stesso discorso vale per la famigerata riga secca di ombretto sulla curva della palpebra. NO!

6) L'acerrimo nemico delle donne si chiama eye-liner. Scegliete sempre quello più adatto a voi e non compratene uno qualsiasi perché "una mia amica mi ha detto che è buono". Dovete sempre valutare le vostre capacità, altrimenti rischiate l'effetto circo.

7) Vi prego, dite un gigantesco NO al contorno labbra disegnato con la matita (soprattutto quello a contrasto). Non va più di moda dagli anni '80 e a meno che non siate delle vere artiste vi fa sembrare delle vecchiarde che hanno trovato una soluzione economica al botox.

8) Adottate questo piccolo trucco quando stendete il blush: fate un sorrisino da ebeti per evidenziare le guance e stendetelo poco per volta controllando ogni volta che non sia troppo.

9) Scegliete il trucco giusto per l'occasione giusta. Per il mattino è meglio un trucco rapido e fresco, mentre per la sera potrete osare un po' di più. Non vi presentate a lavoro con uno smokey eye nero a meno che non sappiate eseguirlo alla perfezione. Non credo che i vostri colleghi vogliano avere l'impressione di lavorare con un panda.

10) Questo punto volevo evitarlo perché mi fa male al cuore, ma lo metto lo stesso. Quando stendete il fondotinta controllate sempre la linea tra il viso e il collo. Non è proprio bellissimo andare in giro con la faccia di un colore e il collo di un altro.

Ho sentito spesso gli uomini dire "Preferisco una donna acqua e sapone", ma a mio parere questo accade quando si trovano davanti una specie di Barbie mal truccata o con qualcosa di decisamente eccessivo. In effetti non li ho mai sentiti lamentarsi di quanto sia brutta Rihanna col trucco o di quanto Cameron Diaz sarebbe più carina acqua e sapone. Credo semplicemente che sia una questione di abilità. D'altronde le star vengono truccate dai migliori make-up artist degli States. E nessuno si lamenta.
Con questi primi dieci punti credo di aver esaurito i principali errori che ho visto in giro. Neanch'io sono esperta del settore, però un po' di esperienza me la sono fatta. Provando e riprovando i trucchi per ore davanti allo specchio o su amiche e parenti :) non è impossibile riuscire a far qualcosa di carino, serve solo un po' di pratica. E di umiltà. Basta riconoscere i propri limiti.


xoxo

XuNie

mercoledì 31 agosto 2011

Comfortably Always the Same...





Ci sono quelle cose che non cambiano mai.
Tipo zio Nicolas con la band.




Non ricordo neanche quand'è stato il primo concerto che ho visto, dovevo essere molto piccola. Il primo ricordo che ho è questo: piazza Saliceti, a sinistra del palco, seduta sul marmo. "Ora eseguiremo un brano di Ivan Graziani" "Evviva" - pensai - "questa la so!". E invece no, non la sapevo. Mi arrabbiai subito perché non avevano scelto una di quelle che sapevo. E ora, anni dopo, quella è una delle canzoni di Ivan che più apprezzo: Fuoco sulla collina.

E poi Stefano, Paola, Valentina, Silvia, Maurizio, io, Giulia... e anni dopo Marco, Quique...

E tanti, tanti pezzi dei Pink Floyd. Che mi facevano arrabbiare perché non finivano più. Poi la pausa per la sigaretta, tutti giù dal palco. Arriva Gianfranco che saluta mio padre, si danno una stretta di mano e poi un abbraccio di quelli "da maschi". "Grande!" si dicono a vicenda. Passano pochi minuti e sono già tutti di nuovo ai posti di combattimento, con gli strumenti. Noi, in prima fila. Dietro, qualche centinaio di spettatori.

Papà, mamma, Tiziana, Paolo, Lella, Gianni, Lucilla...

E ancora tante canzoni. Senza parole, di Vasco Rossi, registrata nel mio vecchio Samsung grigio. Il solito fumo che confonde la visuale e nasconde la gente. Alla fine, immancabilmente la presentazione dei componenti del gruppo e l'annuncio dell'ultimo brano: Comfortably Numb. La dedica, come sempre, a Giampaolo.

Hello, is there anybody out there?

E poi finisce la musica, finisce il fumo, finiscono le dediche. Sotto il palco gli ultimi saluti. Finiti anche gli acuti di Zio Nicolas che viene a salutarci col solito sorriso. Ma l'ultimo ad arrivare è sempre Gianfranco, che arriva e ci stringe la mano. Ha qualche capello bianco in più rispetto all'ultima volta, ma certe cose proprio non cambiano mai.

XuNie

domenica 28 agosto 2011

Destination Calabria


Quest'anno, grazie al tour delle regioni del sud Italia, ho spuntato un'altra casellina su quelle che mi mancano da visitare: la Calabria.
In realtà non è che possa dire di averla visitata tutta, però ho organizzato questo viaggio -anche- per conoscere una terra di cui ho sentito tanto parlare, ma che non avevo mai visto prima. Dico "anche" perché il motivo principale per cui l'ho visitata è stato andare a trovare la mia dolce metà.
Già da fine giugno ero riuscita a prenotare il biglietto del treno, quindi ero tranquilla di partire e di poter passare una settimana di vacanza tranquilla insieme a lui.
E INVECE NO!
Ti pare che non ci si mette di mezzo un mega-giga incendio alla Tiburtina? Vi dico solo che ho rischiato di non partire e che quella leggera forma d'ansia che mi contraddistingue ha subito un bruttissimo colpo. Nessuno sapeva dirmi cosa dovessi fare, i box informazioni erano a dir poco strapieni, le biglietterie manco a parlarne. Ho iniziato a chiedere a chiunque se si stesse recando in Calabria nel tentativo di trovare qualche sventurato che, come me, rischiava di non trovare il treno. Alla fine, dopo un'ora di pellegrinaggio (e di contro-maledizioni inviate a chi mi ha fatto il malocchio, perché so che da qualche parte ci sei!) sul tabellone degli orari è apparso il mio treno, che magicamente da Intercity era diventato un Espresso! -mistero della fede-
Con solo un'ora di ritardo sono riuscita a partire, così da evitare al mio omino di venire a prendermi fino a Roma :) poi ci sono state giusto quelle 6 ore di viaggio in cui ho approfittato per fare conoscenza di mondi e culture. C'era persino una ragazza di Forlì.
Per farvela breve, ero su quel treno dalle 13.4o e solo alle 20.00 è apparso davanti a me il celeberrimo cartello blu con scritta bianca "Paola". Cara Paola, non so chi tu sia, ma sono immensamente felice di vederti.

E lì c'era lui ad aspettarmi! :) Che gioia vederlo! Solo sei ore prima pensavo che avrei dovuto rimandare il viaggio e invece finalmente mi trovavo lì!! Inutile dire che ho avuto una calda, caldissima accoglienza da tutti quanti.
Nei giorni successivi ne abbiamo approfittato per andare un po' al mare, che come saprete, è di sassi. L'acqua era splendida, ma per chi come me ha un difficile rapporto con l'acqua alta è un problema!
Poi c'è stata la grigliata di Ferragosto (quanto ben di Dio!!) e subito dopo la partenza per Bagnara, comune di poco più di 10 mila abitanti che tanti anni fa diede i natali a Mia Martini.
Se ne sentono tante sul sud, su quelle strade distrutte, i paesaggi distrutti dagli incendi, ma vi posso dire, che viaggiando per quelle strade ho avuto modo di osservare un panorama che avevo visto di rado.
A dir la verità mi sto ancora chiedendo se la gita a Bagnara sia stata pianificata con l'intenzione di farmi ingrassare, ma mi vedo costretta a dare un gigantesco + all'industria dolciaria del posto! Fortunatamente il mio metabolismo ha deciso di collaborare e ho preso solo mezzo chilo.
Episodio da ricordare avvenuto sul lungomare una sera: vi ricordate la ragazza di Forlì che ho conosciuto in treno? Beh, l'ho incontrata che passeggiava col suo ragazzo. Inutile dire che è stato un incontro a dir poco surreale. Vivo a Forlì da cinque anni e poi vado a incontrarla in Calabria, quando né io, né lei eravamo scese nelle vicinanze.
Anche a Bagnara sono stata accolta nel migliore dei modi, comunque. Ho conosciuto tante persone che mi hanno fatto sentire a casa, ma vorrei sottolineare il commento della nonna: Ciao cara, sei bellissima, ti auguro tante cose buone. (Lo so, non c'entra con la Calabria, ma mi fa salire l'autostima!)
Unico momento negativo della gita è stato il tentativo fallito del mio ragazzo di uccidermi. Ma questa è un'altra storia.

Una volta tornati da lì, la vacanza mi è passata volando, ma non importa perché ho avuto occasione di conoscere di persona la famiglia del mio amore e soprattutto ho avuto modo di farmi conoscere.
Quando mi sono svegliata, sabato mattina, ho chiuso di nuovo gli occhi sperando che non fosse già ora di alzarmi.
La vacanza era finita e dovevo andarmene da lì. Non è stato semplice accettare di dover andar via, ma ringrazio il Cielo per aver avuto questa possibilità. Stare una settimana intera con lui è una cosa che non era mai capitata, ma è servita a farmi capire che non vedo l'ora che tutto questo si trasformi nella normalità.

XuNie

sabato 23 luglio 2011

Turn Back Time.


Quand'ero bambina ero tendenzialmente una persona autoritaria. Come dimenticare i giorni di gloria all'asilo, quando io e il mio -allora- fidanzato rubammo alle maestre la borsa dei giochini sequestrati per poi restituirla ai nostri compagni?
In più non mi piaceva essere trattata come una bambina, anche se ero perfettamente consapevole di esserlo. Volevo fare le cose che facevano gli altri.
Quando qualcosa non mi andava bene facevo i capricci e sentivo che le attenzioni che ricevevo non erano mai abbastanza. Ma a posteriori mi rendo conto che erano solo idee mie e che di attenzioni ne ricevevo eccome.
Non avevo la cognizione del valore dei soldi, ma capivo che erano qualcosa di importante che andava custodito gelosamente.
E quando qualcuno mi prendeva in giro mi chiudevo un po' in me stessa per qualche ora, ma poi tornavo come prima.
Alla fine siamo tutti un po' bambini, no? E anche quando cresciamo, torniamo tutti bambini, vero? Ma il tempo può tornare indietro? Ho scritto queste considerazioni mentre formulavo un pensiero: io quando ero piccola ero così. Com'è mia zia adesso. Mia zia, una bimba di 92 anni.

XuNie

domenica 26 giugno 2011

Sarà pure banale...

... ma ogni tanto mi chiedo cosa sia che fa finire l'amore.

Certe volte mi domando dove sia quel punto di contatto che porta due persone dall'amarsi follemente a non volerne più sapere l'una dell'altra. Ma perché?
Cos'è che all'improvviso impedisce di gioire solo guardandosi negli occhi? Cos'è che non ti fa più credere nella possibilità di un futuro insieme a quella persona? Cosa?
Io mi chiedo esattamente questo.
Perché quando due persone arrivano al matrimonio, si presuppone che dietro ci sia qualcosa di forte e consolidato. E invece poi si arriva a questo. Che purtroppo fa paura, perché è una realtà.
Ma dico io... sarà possibile che due persone di punto in bianco si svegliano una mattina e decidono che non si amano più? Dopo tutto quello che c'è stato poi...
Io proprio non riesco a spiegarmelo...

This Is How I Can't See It...

giovedì 26 maggio 2011

The Final Countdown



Ok, siamo tutti d'accordo. Forse gli Europe non apprezzeranno la mia citazione. Il fatto però è che non avrei potuto scegliere titolo migliore per raccontare quello che sta succedendo nella mia vita in questo momento. Certo il fatto che stia succedendo non vuol dire che io l'abbia del tutto assimilato.




Beh basta coi misteri. Mi mancano due esami per finire la Magistrale in Traduzione Specializzata. Due esami e tutto questo diventerà solo una pagina del mio passato. O un capitolo. Facciamo un'enciclopedia. Sì, forse chiamarla enciclopedia è la cosa più giusta. Perché in qualche modo, in questi cinque (mila) anni, qualcosa ho imparato.




Ricordo tutto quanto fin dall'inizio. La paura di non trovare l'aula, la ressa davanti all'aula magna del Sid, poi finalmente la ressa (giusta) in via Oberdan. Poi ricordo che c'era una ragazza pugliese che rimase sconvolta all'idea che io sapessi esattamente dove si trovava Ostuni, la città dalla quale proveniva. Ricordo persino la mia espressione quando lessi sul tabellone che la mia prima lezione sarebbe stata Storia contemporanea. Accidenti alla storia. Ma fondamentalmente nessuno stava capendo nulla di quello che accadeva e così mi ritrovai con Emma, Erika e un ragazzo biondo dentro la famigerata aula computer. Quel ragazzo biondo si chiamava Raffaele, veniva da San Marino e lo memorizzai subito nella rubrica cerebrale visto che in quel periodo ero ancora una fan sfegatata di Manuel Poggiali. Poi tornando nell'edificio principale fu Erika a presentarmi quella che ancora oggi è una delle migliori persone che la SSLMiT mi abbia fatto conoscere: Anna. La Roscia. E da lì fu tutta una specie di catena... Ivana, la ragazza che sorrideva sempre, Valentina, la romana, Chiara, Sai, la pugliese e infine Angela, quella che una laurea ce l'aveva già e faceva le nottate per studiare per l'esame di avvocato.


Questo però non vuol dire che sia stato tutto rose e fiori perché se è vero che nel mio bagaglio mi porterò ricordi positivi, non posso negare di averne anche molti negativi.

Non dimenticherò mai le notti insonni per gli esami di Trattativa Inglese, dove ci convincevano di valere poco più di niente, non dimenticherò le Traduzioni Editoriali, dove ci sentivamo dire "banale e inutile". Credo che non dimenticherò nemmeno il costante stato d'ansia e agitazione che questa facoltà ha portato nella mia vita. E le persone brutte, competitive e vendicative che purtroppo ho dovuto conoscere e affrontare.

Però, in fin dei conti il rovescio della medaglia è positivo. Non credo che nella vita mi abbatterò tanto facilmente, dopo aver avuto a che fare con questa gente per cinque lunghissimi anni.

Un ringraziamento va a chi, per tutto questo tempo mi è sempre stato vicino e a chi l'ha fatto solo negli ultimi anni, ma pur sempre con il cuore. Senza di voi non sarebbe stato possibile arrivare fin qui e ora che finalmente vedo la fine di quest'esperienza posso davvero dire che a qualcosa è servita.

Non so se sarà possibile continuare a vederci o a condividere momenti importanti delle nostre vite, però sappiate che io vi porto nel cuore. Perché un'enciclopedia non si cancella. Noi Traduttori lo sappiamo bene.


X.