sabato 22 ottobre 2011

Lay it down slow, lay it down free.


Questo non potrà mai portarcelo via nessuno.

If you got dreams in your heart
why don't you share them with me?
And if dreams don't come true
I'll make sure that your nightmares
are through.

If you got pain in your heart
why don't you share it with me?
And we'll just wait and see
if it's half what it used to be.

And lay it down slow,
lay it down free,
lay it down easy,
but lay it on me.

If you've got love in your heart
why don't you keep it with mine?
I can't promise a miracle,
but i'll always be trying.

And lay it down slow,
lay it down free,
lay it down easy,
but lay it on me.

Lay it down easy,
lay it on me.

Lay it down easy,
but lay it on me.


Lay it down slow - Spiritualized

mercoledì 19 ottobre 2011

Neville Paciock è morto.


Oggi a pranzo discutendo con la mia coinquilina ho scoperto che da poco è uscita una versione ri-tradotta di Harry Potter e la Pietra Filosofale.
Stefano Bartezzaghi, celebre e conclamato enigmista (non Saw, l'altro genere di enigmista!) si è preso la briga di rivedere e correggere le incongruenze che erano sorte all'interno della saga che, come è noto, era stata tradotta man mano che i maxi-capitoli vedevano la luce.
E così, al posto della solita "nota alla traduzione italiana" di Serena Daniele, appare stavolta la "nota alla nuova edizione" a cura di.

Dopo l'iniziale captatio benevolentiae, i nuovi curatori iniziano a spiegare le ragioni che li hanno portati ad operare i cambiamenti nel primo libro. La prima su tutte è che proprio a causa del modo in cui sono stati tradotti i 7 libri, si è pensato di rileggerli per "correggere" eventuali errori o incongruenze tra di essi. Fin qui ci sto. Andiamo avanti.

Subito dopo viene spiegato che nella traduzione per l'infanzia spesso si cerca di rendere i nomi tradotti tanto evocativi quanto lo erano quelli originali (mai sentito parlare di nomi parlanti?), com'è ad esempio il caso di Donald Duck che diventa Paperino per i bambini dello Stivale. Questo procedimento è volto ad aprire nella mente del bambino un quadro delle caratteristiche del personaggio ancor prima di aver letto una sola parola su di esso.
A questo punto i redattori spiegano come il celebre Neville Longbottom, ragazzo goffo e cicciottello cresciuto dalla nonna, sia diventato Neville Paciock. A mio parere la traduzione è GENIALE. Secondo i curatori, però, poiché nelle ultime fasi della storia il personaggio assume un'altra veste che potrebbe essere definita "eroica", questo nome non gli sta più bene. Quindi è stato deciso di riportarlo nella versione originale. E cioè, di mettere un bambino di 11 anni davanti alla parola LONGBOTTOM che per lui non significa assolutamente NULLA. Non evoca niente. Il mio modestissimo parere, detto francamente, è che quel nome andava lasciato lì dov'era in primo luogo perché seppure eroico, Neville resta sempre il ragazzo semplice che è all'inizio e in secondo luogo perché il lasciar quel nome poteva essere visto come una "maturazione" del personaggio che tramite gli insegnamenti e i valori appresi durante gli anni di scuola, da brutto anatroccolo si trasforma in cigno.

Successivamente, si passa alla "preoccupante" situazione che riguarda le quattro case di Hogwarts. Il problema risiede nel fatto che le traduzioni italiane contengono connotazioni cromatiche che non sono presenti nei corrispondenti inglesi. Apparentemente i nomi italiani non rispecchiavano i colori originali degli stemmi delle singole case. La soluzione è stata cambiarne uno solo "liberandosi dallo schema da seguire". Io non l'avrei fatto. Perché quelle connotazioni cromatiche contenute in tutti i nomi, davano una certa coerenza e continuità alla traduzione. E cambiarne solo uno non ha senso. Soprattutto se la parola scelta è Tassofrasso, che non significa niente.

Oliver Wood, il professor Quirrel, Zanna (che tra l'altro rimanda al vecchio Zanna Bianca che qui non c'entra), la professoressa McGonagall, Crabbe, Mrs Norris, Filch, Longbottom sono un universo chiuso davanti agli occhi di un undicenne che sfoglia le pagine del libro per la prima volta.
E oltretutto non combaciano coi ben noti nomi dei personaggi facenti parte dei film record di incassi al cinema. Se ci pensiamo, sarebbe assurdo creare al giorno d'oggi un bambolotto di Harry Potter che non abbia le sembianze di Daniel Radcliffe, no?

Inizialmente non ero una gran fan di Harry Potter, ma poi, man mano che andavo avanti con la lettura, mi sono soffermata a riflettere sulla genialità di chi l'ha scritto e anche su quella di chi l'ha tradotto. I nomi delle case, con le loro assonanze e il metro linguistico, i nomi evocativi, i "suoni e visioni" della versione originale trasmessi nella versione tradotta, aprivano nella mente del lettore un universo nuovo, inesistente eppure così vicino.

Non ho ancora letto la nuova versione de "la Pietra Filosofale" e voglio darle una chance. Ma con certezza posso affermare che Oliver Wood non prenderà mai il posto che nel mio cuore è riservato da sempre ad Oliver Baston.

Come La Vedo Io,
XuNie

mercoledì 12 ottobre 2011

Seconda stella a destra...


Com'è che si intitola quella canzone? An end has a start? Beh in questo post io voglio parlare del contrario. A start has an end, sadly.

Senza neanche sfociare in parole deprimenti e banali, tutto (o quasi) finisce prima o poi. E non è necessariamente un male.

A volte qualcosa che finisce significa che un po' si cresce.

Finiscono i giorni dell'adolescenza e del liceo, dove tutto è fico o togo e dove guardando un ragazzo e si dice che bono. Finiscono i giorni in cui le amiche cercano di convincerti che se ti ha guardata è perdutamente innamorato di te (e magari guardava un punto indefinito nello spazio). E finiscono pure le interminabili discussioni su "cosa mi metto per la festa di X?" o le congetture sui mille perché che possono aver portato una persona ad agire in un determinato modo. O le risatine isteriche per uno squillo ricevuto sul cellulare.

Si cresce.

E queste cose non contano più.

Si arriva ad un punto in cui le uniche cose che contano sono quelle reali, tangibili. Dove l'Isola che non c'è lascia il posto a qualcosa che ci sarà. Dove un'offerta di lavoro è più importante del regalo col cuoricino a pois ricevuto per San Valentino. Dove trovarsi una persona con cui condividere la vita e un posto dove stare scavalcano quello stato scritto su Facebook "proprio in quel giorno in cui...".

Le congetture in fondo non portano molto in là. I fatti sì.
E se non siamo abbastanza svegli da accorgercene da soli, forse le persone che ci stanno accanto dovrebbero aprirci gli occhi, per evitare che restiamo rinchiusi nella favoletta della quarta superiore, dove la massima preoccupazione è prendersi un cellulare nuovo di zecca per non sfigurare.
La vita è qui, è ora. Anche se amiamo la nostra casa, la nostra famiglia, a volte è necessario lasciarle indietro per costruire qualcosa di reale. Ma l'amore di sicuro non si dimentica per colpa di qualche centinaio di chilometri. Grazie a tutto quello che abbiamo vissuto, alle persone che abbiamo incontrato, possediamo tutto quello di cui abbiamo bisogno per costruire qualcosa di nostro. Cambiano le storie, cambiano i rapporti, cambiamo persino noi. Ma questa è una conseguenza naturale della vita perché l'adolescenza non può durare per sempre, tutto si evolve per non morire. E non dobbiamo averne paura. Perché prima o poi si deve crescere e smetterla di misurare l'affetto in base alla quantità di cuoricini trasmessi via social network.

This Is How I See It X

martedì 4 ottobre 2011

1+1+1... fa 365!


Eh sì... è successo proprio per caso.
Ma è sempre così, no? Le cose succedono quando meno te le aspetti.

Un po' come è successo a me. Un anno fa non pensavo mai che potesse succedere ed invece mi trovo qui, un anno dopo, testimone di qualcosa che dura ancora dopo tutto questo tempo.
Quando inizi una storia con qualcuno non sai mai come andrà. Ti chiedi sempre se funzionerà, per quanto, se lui sia quello giusto... e io dopo 365 giorni tondi tondi posso dire di aver fatto centro.


IO E IL MIO AMORE SIAMO FELICI DI ANNUNCIARE IL NOSTRO PRIMO ANNO INSIEME :)

Queste cose si costruiscono così, un passo dopo l'altro, possibilmente senza pensare troppo al futuro, ma dandogli fiducia.
Essere arrivati fin qui significa molto per me, ma so anche che questo è solo il primo mattoncino di una vita insieme e che ci saranno tante altre sfide ad aspettarci. Ma se sapremo gestirle come abbiamo fatto finora, probabilmente avremo quello che entrambi desideriamo: la felicità insieme.

I LOVE YOU HONEY!!!

XuNie

lunedì 26 settembre 2011

Bad Habits del Make-Up (A Sad Story)


Buonasera miei cari lettori. Probabilmente se siete uomini di questo post vi importerà poco o niente visto che tratterà di trucco. Ho deciso di stilare una mia personale lista degli errori/orrori più comuni che si vedono in giro, in modo da fornire uno spunto alle persone che mi seguono (ammesso che ce ne siano) per non farlì più. O per limitarli.

Ready?

1) Prima e incontrastata regola del make-up: se non siete capaci è meglio che non vi trucchiate affatto. O meglio, è preferibile optare per qualcosa di semplice, invece di fare dei gran pastoni che rischiano solo di farvi somigliare alla versione farinosa di Moira Orfei. Purtroppo non siamo tutte make-up artist e dobbiamo accettare (a malincuore) questo dato di fatto.

2) Non comprate trucchi a casaccio. Considerate sempre il vostro stile, i vostri toni naturali e la vostra età! Dai, il bianco col glitter va bene massimo fino ai 13 anni ;)

3) Non inventate mai dei look troppo azzardati proprio prima di uscire! Fate sempre una prova per testare le vostre capacità!

4) Non abbinate MAI E POI MAI il colore dell'ombretto a quello del maglione! O meglio, evitate il tono su tono. Ombretto azzurro+maglione azzurro = effetto puffo.

5) Sfumate l'ombretto in qualsiasi modo, ma sfumatelo. Insomma, l'ombretto spalmato su tutta la palpebra si addice solo al teatro di Molière, quindi mettetelo da parte. E lo stesso discorso vale per la famigerata riga secca di ombretto sulla curva della palpebra. NO!

6) L'acerrimo nemico delle donne si chiama eye-liner. Scegliete sempre quello più adatto a voi e non compratene uno qualsiasi perché "una mia amica mi ha detto che è buono". Dovete sempre valutare le vostre capacità, altrimenti rischiate l'effetto circo.

7) Vi prego, dite un gigantesco NO al contorno labbra disegnato con la matita (soprattutto quello a contrasto). Non va più di moda dagli anni '80 e a meno che non siate delle vere artiste vi fa sembrare delle vecchiarde che hanno trovato una soluzione economica al botox.

8) Adottate questo piccolo trucco quando stendete il blush: fate un sorrisino da ebeti per evidenziare le guance e stendetelo poco per volta controllando ogni volta che non sia troppo.

9) Scegliete il trucco giusto per l'occasione giusta. Per il mattino è meglio un trucco rapido e fresco, mentre per la sera potrete osare un po' di più. Non vi presentate a lavoro con uno smokey eye nero a meno che non sappiate eseguirlo alla perfezione. Non credo che i vostri colleghi vogliano avere l'impressione di lavorare con un panda.

10) Questo punto volevo evitarlo perché mi fa male al cuore, ma lo metto lo stesso. Quando stendete il fondotinta controllate sempre la linea tra il viso e il collo. Non è proprio bellissimo andare in giro con la faccia di un colore e il collo di un altro.

Ho sentito spesso gli uomini dire "Preferisco una donna acqua e sapone", ma a mio parere questo accade quando si trovano davanti una specie di Barbie mal truccata o con qualcosa di decisamente eccessivo. In effetti non li ho mai sentiti lamentarsi di quanto sia brutta Rihanna col trucco o di quanto Cameron Diaz sarebbe più carina acqua e sapone. Credo semplicemente che sia una questione di abilità. D'altronde le star vengono truccate dai migliori make-up artist degli States. E nessuno si lamenta.
Con questi primi dieci punti credo di aver esaurito i principali errori che ho visto in giro. Neanch'io sono esperta del settore, però un po' di esperienza me la sono fatta. Provando e riprovando i trucchi per ore davanti allo specchio o su amiche e parenti :) non è impossibile riuscire a far qualcosa di carino, serve solo un po' di pratica. E di umiltà. Basta riconoscere i propri limiti.


xoxo

XuNie

mercoledì 31 agosto 2011

Comfortably Always the Same...





Ci sono quelle cose che non cambiano mai.
Tipo zio Nicolas con la band.




Non ricordo neanche quand'è stato il primo concerto che ho visto, dovevo essere molto piccola. Il primo ricordo che ho è questo: piazza Saliceti, a sinistra del palco, seduta sul marmo. "Ora eseguiremo un brano di Ivan Graziani" "Evviva" - pensai - "questa la so!". E invece no, non la sapevo. Mi arrabbiai subito perché non avevano scelto una di quelle che sapevo. E ora, anni dopo, quella è una delle canzoni di Ivan che più apprezzo: Fuoco sulla collina.

E poi Stefano, Paola, Valentina, Silvia, Maurizio, io, Giulia... e anni dopo Marco, Quique...

E tanti, tanti pezzi dei Pink Floyd. Che mi facevano arrabbiare perché non finivano più. Poi la pausa per la sigaretta, tutti giù dal palco. Arriva Gianfranco che saluta mio padre, si danno una stretta di mano e poi un abbraccio di quelli "da maschi". "Grande!" si dicono a vicenda. Passano pochi minuti e sono già tutti di nuovo ai posti di combattimento, con gli strumenti. Noi, in prima fila. Dietro, qualche centinaio di spettatori.

Papà, mamma, Tiziana, Paolo, Lella, Gianni, Lucilla...

E ancora tante canzoni. Senza parole, di Vasco Rossi, registrata nel mio vecchio Samsung grigio. Il solito fumo che confonde la visuale e nasconde la gente. Alla fine, immancabilmente la presentazione dei componenti del gruppo e l'annuncio dell'ultimo brano: Comfortably Numb. La dedica, come sempre, a Giampaolo.

Hello, is there anybody out there?

E poi finisce la musica, finisce il fumo, finiscono le dediche. Sotto il palco gli ultimi saluti. Finiti anche gli acuti di Zio Nicolas che viene a salutarci col solito sorriso. Ma l'ultimo ad arrivare è sempre Gianfranco, che arriva e ci stringe la mano. Ha qualche capello bianco in più rispetto all'ultima volta, ma certe cose proprio non cambiano mai.

XuNie